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Licenza di spiare al telefono, più poteri agli 007
Articolo tratto da "Il
Giornale" a cura di Gian Marco Chiocci
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=14613
Intercettazioni preventive
per i servizi segreti, limiti raddoppiati per il fermo di polizia,
estensione all'antiterrorismo di strumenti investigativi fino ad
oggi prerogativa dell'antimafia, inasprimento di alcune misure
previste dal codice penale. Niente «leggi eccezionali», ma un primo
giro di vite per combattere il terrorismo internazionale e
potenziare gli interventi preventivi: queste le linee guida del
«pacchetto-sicurezza» illustrato ieri a Montecitorio dal ministro
Beppe Pisanu. Un progetto articolato che dopo le bombe di Londra
consenta all'intelligence e alla polizia giudiziaria italiana di
operare in maniera più incisiva nel controllo dei «sospetti», nel
monitoraggio dei clandestini, nella fruibilità delle banche dati
telefoniche e telematiche.
Intercettazioni. Dice Pisanu: «Sarebbe assai utile un intervento
normativo per dotare i servizi segreti di strumenti insostituibili
come le intercettazioni preventive e l'accesso alle banche dati dei
gestori telefonici e telematici». L'intervento normativo auspicato
dal ministro dell'Interno sembra rifarsi al capitolo delle
«intercettazioni preventive» che non hanno valore processuale ma
solo info-investigativo. L'articolo in questione è il 226 sexies del
Codice di procedura penale previsto per le sole autorità di pubblica
sicurezza (comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di
finanza, questori, prefetti). Ciò vuol dire che all'orizzonte per i
nostri 007 potrebbe profilarsi da un lato un allargamento del modus
operandi. rispetto alle attuali restrizioni (vedi giust'appunto i
divieti di intercettazione e di acquisizione di tabulati telefonici)
ma dall'altro si verrebbe a sancire un parziale controllo ad opera
dell'autorità giudiziaria. Perché se l'autorizzazione alle
intercettazioni «ufficiali» le dà il Gip, per quelle «preventive»
basta l'ok del pubblico ministero.
Il progetto sulle intercettazioni preventive rischierebbe così di
equipare in qualche modo l'attività del personale dell'intelligence
alle forze di polizia perché comunque, al di là dell'ipotesi
normativa studiata, sempre al pubblico ministero (e non al governo)
lo 007 dovrà fare in qualche modo riferimento lasciando traccia del
lavoro svolto. Si creerebbe così un link con la magistratura da
parte di soggetti che non avendo la qualifica di ufficiale di «Pg»,
ad oggi sono tenuti a trasmettere alle forze di polizia (e non alla
procura) solo le «informazioni ed elementi di prova relativi a fatti
configurabili come reati». Diversa sarebbe invece la strada
prospettata dal ministro qualora, di fronte a una minaccia
terroristica così ravvicinata, la normativa auspicata per gli agenti
segreti concedesse agli stessi carta bianca e meno lacciuoli (bypassando
la magistratura, per esempio) per un'attività di prevenzione che
altrove è ben più ampia e sviluppata. Sempre nell'ambito delle
intercettazioni Pisanu prova a mettere ordine anche nel mercato
delle telefonia mobile con l'introduzione della nominatività
obbligatoria delle schede prepagate al fine di evitare un utilizzo
delittuoso delle stesse, così da realizzare contestualmente un
archivio di tutti gli utenti.
Colloqui, premi, «fermi». Il responsabile del Viminale prende a
modello la lotta alla mafia per ampliare l'attività antiterrorismo.
In questo senso sollecita l'estensione dei cosiddetti «colloqui
investigativi» in carcere anche per i detenuti accusati di
terrorismo, colloqui oggi previsti solo per chi è ristretto in
carcere per reati di criminalità organizzata. C'è poi una sorta di
bonus ulteriore sotto forma di «permesso di soggiorno per motivi
investigativi» sulla falsariga di quanto già previsto in ambito di
investigazioni sulla tratta di essere umani. Per aiutare gli
investigatori di polizia e di intelligence, Pisanu chiede poi
l'«unificazione della disciplina per le procedure di identificazione
personale», ovvero sia un allungamento fino a 24 ore del cosiddetto
«fermo di polizia giudiziaria» (dove il sospetto parla solo con la
polizia e non col suo avvocato) calcolato attualmente a 12 ore.
Immigrazione e Cpt. L'attività di prevenzione, spiega il ministro,
oltre al contrasto dei flussi migratori dal Corno d'Africa è
ovviamente mirata agli ambienti islamici dove la minaccia
terroristica rischia di concretizzarsi. E in questo senso il
monitoraggio degli extracomunitari già oggetto di inchieste
giudiziarie potrebbe portare a espulsioni dettate da motivi di
ordine pubblico o sicurezza nazionale. E a chi gli chiedeva di
cancellare i centri di permanenza temporanea, Pisanu risponde che il
governo intende invece potenziare, difendere e migliorare questi
centri, nell'ottica di un rispetto del clandestino quanto di «una
scrupolosa attenzione alla sicurezza e all'ordine pubblico». Quanto
poi alla proposta della Francia di sospendere gli accordi di
Schengen, Pisanu si dice assolutamente d'accordo.
Coordinamento e interventi sul codice. Se da un lato si intima alla
varie forze di polizia maggiore collaborazione e si identifica nel
Viminale la massima unità di indirizzo e di iniziativa sulla
sicurezza, sempre al ministero dell'Interno dovrà spettare «il
coordinamento delle connesse attività di difesa civile e protezione
civile» qualora dovesse replicarsi l'exploit di Al Qaida nel centro
di Londra. Per rendere più drastico e incisivo l'intervento
giudiziario Pisanu chiede infine l'equiparazione del falso in
documenti di identificazione a quello su atti destinati alla
pubblica fede, l'insaprimento delle sanzioni sulle false
dichiarazioni alla Pg, l'estensione dell'arresto obbligatorio in
flagranza a tutti i delitti commessi per finalità di terrorismo
internazionale, compreso il possesso di documenti falsi da
intendersi come indizio del pericolo di fuga.
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