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'Spionaggio industriale' Usa? La Ue decide di discuterne
30 marzo 2000 Articolo messo in Rete alle 18:40 ora italiana (16:40
GMT) estratto da CNN Italia.it
BRUXELLES (CNN) Le
istituzioni dell'Unione europea hanno per la prima volta
pubblicamente discusso della rete segreta di intercettazione gestita
da Stati Uniti e Gran Bretagna, nota come "Echelon", e lo
affronteranno direttamente: il Parlamento europeo con una
commissione di inchiesta della quale ha cominciato a parlare oggi e
che sarà messa ai voti in aprile, il Consiglio dei ministri in una
riunioine del 29 maggio. La questione - destinata a rendere
più complicati i già non semplici rapporti tra l'Unione europea e
gli Usa sulla riservatezza dei dati personali in rete - è nata da
due rapporti commissionati dall'Europarlamento al giornalista e
ricercatore scozzese Duncan Campbell che per primo parlò
pubblicamente dell'esistenza di questo sistema negli anni Ottanta.
In una audizione davanti alla commissione per i Diritti umani
dell'assemblea europea, Duncan ha sostenuto a febbraio che Echelon -
nato nel 1947 per far fronte alla Guerra fredda - è stato usato "al
di là di ogni dubbio" per lo spionaggio industriale. In particolare
nel 1994 per spiare l'azienda europea Airbus a favore dei
concorrenti americani nella ricerca di un contratto in Arabia
Saudita. La richiesta di una commissione di inchiesta (l'ultimo
precedente risale al problema della malattia della "mucca pazza") è
stata presentata da esponenti del gruppo dei Verdi e ha ricevuto più
delle 160 firme necessarie per la sua istituzione, secondo il
regolamento dell'Europarlamento. Ancora incerto è tuttavia come si
esprimeranno i tre grandi gruppi (socialista, popolare e liberale)
che hanno al loro interno forti rappresentanze britanniche.
Assicurazioni dagli Stati Uniti
Poche ore prima che l'assemblea oggi iniziasse a discuterne, il
commissario europeo Erkki Liikanen ha reso noto che il dipartimento
di Stato americano e la missione britannica presso la Ue avevano
assicurato formalmente la commissione che i propri servizi di
sicurezza non sono impegnati "in spionaggio industriale". La
commissione è rimasta sempre molto prudente sulla vicenda e oggi il
commissario Liikanen ha ricordato che "è nella natura delle attività
di intelligence che coloro che se ne occupano non possano né
confermarle né smentirle". Anche la presidenza di turno della Ue,
curata in questo semestre dal governo portoghese, si è mostrata
molto prudente. Intervenendo nel dibattito parlamentare, il ministro
Fernando Gomes è annunciato che il Consiglio dei ministri
comunitario sarà per la prima volta investito della questione nella
riunione dei ministri degli Interni e della Giustizia prevista per
il 29 gennaio, ma si è limitato a definire inaccettabile
"l'eventuale esistenza" di un sistema globale di intercettazioni.Gomes
ha tuttavia aggiunto "di non disporre per ora di alcuna informazione
che consenta di concludere se una tale impresa esista o meno".
Due rapporti a Strasburgo
I due rapporti commissionati a Duncan dal Parlamento europeo hanno
fatto uscire la questione dai ristretti circoli di esperti, veri o
presunti, di servizi segreti facendola approdare al dibattito
politico generale. Secondo una ricostruzione generalmente accettata,
Usa, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda si sono
accordati dopo la Seconda guerra mondiale per organizzare una rete
di intercettazione globale di messaggi scritti e vocali da
analizzare e mettere in comune, nell'ambito della lotta al
terrorismo e alla Guerra fredda. Secondo Duncan, nel corso dei
decenni il sistema è diventato una rete computerizzata di ascolto
che riesce a "filtrare" i messaggi ritenuti importanti sulla base di
alcune parole chiave. Lo stesso Duncan ha tuttavia ammesso che
questo è relativamente facile da fare per quanto riguarda i messaggi
scritti (i vecchi telex, le nuove email), mentre è più difficile con
le intercettazioni vocali. La novità dell'ultimo rapporto è
nell'accusa agli Stati Uniti di utilizzare il sistema per spiare gli
alleati a favore delle imprese americane. Le smentite e le
precisazioni americane negli ultimi mesi si sono moltiplicate, ma
non hanno negato completamente la circostanza del 1994.
"Niente informazioni alle aziende"
Rispondendo all'accusa contenuta nel rapporto, secondo la quale
Echelon era stato usato in favore della Boeing e della
McDonnel-Douglas nel 1994, quando le due società stavano cercando di
ottenere un contratto da sei milioni di dollari in Arabia saudita,
il portavoce del dipartimento di Stato James Rubin si è limitato a
dire che la National Security Agency (l'ente supersegreto che
gestisce le intercettazioni per il governo americano) non è
autorizzata a "fornire informazioni di intelligence ad aziende
private" e che in genere gli enti di spionaggio americani "non hanno
il compito di impegnarsi nello spionaggio industriale o di ottenere
segreti a beneficio di una o più società degli Stati uniti". Una
dichiarazione che non esclude la possibilità di uno spionaggio che
abbia come oggetto delle industrie e delle società commerciali, ma
sia diretto a fini diversi da quello dell'informazione a favore di
concorrenti americani. James Woolsey, che è stato direttore
della Cia proprio tra il 1993 e il 1994, ha infatti confermato che
gli Stati Uniti hanno spiato e spiano gli alleati, ma solo per
evitare che essi paghino tangenti per aggiudicarsi i contratti. "E'
vero, miei cari amici europei - ha scritto in un sarcastico commento
sul Wall Street Journal il 17 marzo - via abbiamo spiato perché voi
siete dei corruttori". Secondo l'ex capo della Cia, infatti nel 1994
i servizi segreti americani scoprirono che il consorzio europeo
Airbus aveva cercato di corrompere un funzionario saudita.
"Presi con le mani nel sacco"
"Quando vi abbiamo preso con le mani nel sacco - ha scritto ancora
Woolsey - non ne abbiamo fatto parola (ne sarete sorpresi) con le
società americane. Invece siamo andati dal governo che cercavate di
corrompere e abbiamo detto loro che non avremmo accettato
tranquillamente questo genere di corruzione". Ma quanto al
supposto spionaggio industriale Woolsey nega. Sostiene infatti che
nella tecnologia europea "non c'è molto che valga la pena di
rubare", visto che quella americana e generalmente di gran lunga più
avanti di quella europea. Proprio in questi giorni l'Unione
europea è chiamata a dare il proprio sostegno a una bozza di intesa
tra Ue e Usa che consentirebbe alle imprese americane di commerciare
con i cittadini europei, anche se gli Stati Uniti non hanno le
stesse stringenti leggi sulla protezione dei dati privati. L'accordo
raggiunto prevede una forma di "autoregolamentazione" concertata da
parte delle aziende americane. Il governo americano teme tuttavia
che ci siano delle opposizioni e che l'accordo possa naufragare |
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